Andrea Camerini
Sì, vabbene, tanto lo sapete.. sono il Camerini, classe 73, alto 1 metro e 73, occhi gialli e scarpe 41,5. Basta, ciao. Che dire di piu'... non saprei... potrei raccontarvi di quando al liceo scientifico di Piombino ( scuola che non ho finito per vanto di avere solo la terza media, se non fosse stato per mi' madre che pianse tanto e mi obbligò a prendere la maturità privata..) facevo i paracazzi, nelle ore di lezione. Che cos'è un paracazzi? Facile: si piglia un fazzoletto di carta, si separano i sottili strati di carta dai quali è formato, in modo da avere tre fogli leggerissimi.
Ne prendete uno e poi rimediate 4 pezzetti di filo altrettanto sottile (tipo quello per cucire). Ora legate i capi di ogni filo ai quattro angoli del foglio, poi disegnate un ometto su un foglio di quaderno (mi raccomando: che abbia un gran bel cazzo sproporzionato in bella mostra) e attaccatelo per il capo a tutte le estremita' libere dei fili. Ora aprite la finestra di scuola e lanciate il vostro prode amico cazzuto; che lo vedano gli studenti del piano di sotto. Sulle prime, quando cominciai a fare di queste cose, non pensavo che qualcuno se ne sarebbe accorto, a parte i miei amici in classe; poi un giorno dovevo andare in sala professori per delle fotocopie e alzando gli occhi all'unica finestra in alto (tale sala era nel seminterrato, due piani sotto la mia aula) vidi un mucchio di omìni e fave ammucchiate e appiccicate al vetro da impetuosi venti di maestrale. E lì capii che i paracazzi erano una realtà. Poi nel tempo seppi che i ragazzi del piano di sotto aspettavano quella certa ora del mattino (io sono sempre ripetitivo) per vedere gli eroici e superdotati amici di carta svolazzare qua e la. Un'altra volta... o, un momento, per ora basta così, sennò poi vi rompo i coglioni subito.
Date: 03/30/2006
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